Blog di Psikea

Ansia da prestazione

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

I meccanismi psicofisici messi in moto dall’ansia sono di per sé positivi. Aumentano la concentrazione e l’attenzione e preparano il corpo e la mente ad attivarsi.  L’ansia da prestazione è quindi un fattore di per sè positivo: a chi non sarà capitato di doversi mettere alla prova? Superare un esame, una interrogazione, sostenere una gara, avere un incontro galante o una esperienza sessuale, esibirsi davanti ad un piccolo o grande pubblico. In tutti questi casi un po’ di sana ansia da prestazione aiuta e stimola.

Ma quando diventa troppa, allora blocca, inibisce e manda in tilt il sistema nervoso.  

Alla radice del disturbo ci sono diversi fattori che concorrono alla trasformazione dell’ansia normale in ansia da prestazione patologica. La mancanza di autostima, l’essere eccessivamente critici e giudicanti, l’essere perfezionisti patologici, non sopportare la frustrazione di una sconfitta e, in altre parole, basso livello di resilienza.

Come combattere l’ansia da prestazione

Innanzitutto occorre chiarire che non è da eliminare completamente l’ansia da prestazione. In giusta misura è molto utile per raggiungere gli obiettivi e realizzare una buona performance. Dunque occorre abbassarne il livello, riportarla da valori patologici a normali. È un po’ come lo stress. Il distress è lo stress cattivo, eccessivo, che inibisce l’azione, mentre l’eustress è lo stress buono che ci fa realizzare ottime performances.

I percorsi psicoterapeutici portano l’individuo a confrontarsi col proprio giudice interiore, quella struttura anche chiamata Super Ego che si forma entro i primi 8 anni di vita e che interiorizza tutti i giudizi, critiche, divieti che abbiamo ricevuto all’interno del nucleo familiare di origine. Questo ispira sentimenti limitanti e depotenzianti come vergogna, paura, senso di colpa e inadeguatezza. Non occorre eliminare tale struttura, ma armonizzarla, conoscerla, disinnescarne la severità e filtrarne i messaggi in modo da comprenderne il senso di protezione.

Occorre anche aumentare la resilienza, che è la capacità di rialzarsi dopo una caduta, è la capacità di incassare colpi senza lasciarsi condizionare o riprendersi dopo brutti scherzi della vita. Accettare i cambiamenti come inevitabili e anzi come sinonimo di vitalità e di energia.

Ansia da prestazione rimedi

Anche per l’Ansia da Prestazione funzionano tutti i rimedi generici che potete trovare nella pagina riguardo l’ansia. È sempre bene avviare un percorso con un professionista che sa ritagliare sul paziente un abito su misura che risolve il problema tenendo conto della specifica individualità.

Più in generale se vogliamo diminuire i sintomi del disagio possiamo usare tecniche mentali per trovare il giusto equilibrio e migliorare la consapevolezza. Ad esempio la mindfulness, una disciplina che prende l’avvio dalle meditazioni di tradizione buddista. Furono portate in occidente gran parte delle pratiche e delle idee da Jon Kabat-Zinn, un biologo e professore della School of Medicine dell’Università del Massachussets e che a partire dal 1979 ha sviluppato un protocollo per introdurre la meditazione di consapevolezza come intervento in contesti clinici. Mindfulness significa portare attenzione al momento presente in modo curioso e non giudicante (Kabat-Zinn, 1994).

Redazione Psikea

Appassionati di conoscenza, che pratichiamo a mani nude, dalla comoda poltrona della psicologia; amanti delle soluzioni pratiche, dei nuovi paradigmi scientifici e delle piadine, pur non essendo romagnoli di origine.

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo sui social!

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Inizia a migliorare
la tua vita!

Articoli correlati

Questo sito utilizza i cookies per assicurarti una migliore esperienza di utilizzo.