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Attacchi di panico cosa fare

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Attacchi di panico, cosa fare? Come già descritti gli Attacchi di panico, anche detti DAP (Disturbo da Attacchi di Panico) sono estremamente sgradevoli per chi li vive e spesso nell’immediato non si ha idea di come affrontare quel momento, il che lo rende ancora più angosciante.

Siamo affaccendati nel nostro quotidiano, siamo a fare la spesa o in coda per andare al cinema, siamo al ristorante oppure ad una cena con amici e all’improvviso cominciano i primi sintomi. Tachicardia, mani sudate e spesso informicolate, lì per lì non capiamo cosa sta succedendo, ma ecco che si fa strada l’idea che possa essere qualche cosa di grave. Un infarto? Oddio sembra di morire! Perdita di controllo totale, paura di morire. Pressione al petto, battiti del cuore accelerati, nausea, crisi di pianto, difficoltà respiratoria.

Voglia di fuggire dal posto dove ci troviamo e spesso una sensazione di vergogna o di timore che il malessere sia percepito dalle altre persone che potrebbero farsi una cattiva opinione di noi. E allora che fare?

Io faccio spesso la seguente metafora. Quando la barca a vela è nel bel mezzo di una tempesta occorre tamponare l’emergenza, fare ciò che si può per non affondare e per salvarci la vita. È il momento di lasciare che la parte istintiva/intuitiva ci guidi verso la salvezza. Viceversa, quando è una bella giornata, il mare è calmo e noi siamo comodamente attraccati in porto ecco allora il momento ideale per fare manutenzione della barca: si rattoppano le vele, si correggono i difetti, si rinforzano i punti deboli.

Mica si può fare nel bel mezzo della tempesta, no!?

Dobbiamo perciò lavorare bene, andare in psicoterapia, fare un percorso di autoconsapevolezza per prevenire ed evitare in futuro che si ripresentino, ed in caso riaffiorasse una crisi saremo pronti per affrontarla nel migliore dei modi.

Attacchi di panico cosa fare nell’immediato

Come si vede talvolta nei film americani, una buona soluzione immediata è quella di respirare con la bocca in un sacchetto di carta. Questo perché gran parte dei sintomi durante la crisi di attacchi di panico sono dovuti all’iperventilazione, che generalmente sopraggiunge per via della preoccupazione o dall’ansia di cui siamo inconsapevoli “portatori sani” fino a che non ne aumenta l’intensità. La respirazione è dunque corta, molto frequente e affannosa ed è il motivo per il quale si va in iperventilazione.

In mancanza di un sacchetto va bene portare le mani a cucchiaio davanti alla bocca per fare sì che si respiri anidride carbonica anziché ossigeno. Oppure chiudere la bocca e tappare una narice respirando solo con l’altra narice. Fare questa manovra di riduzione per circa 30 secondi o un minuto riporta ai normali valori di ossigeno il sangue. Meglio non utilizzare un sacchetto di plastica perché potrebbe aderire alla bocca o alle narici e creare soffocamento.

Attacchi di panico notturni

Potrebbe succedere in piena notte di avere un attacco di panico. La situazione è vissuta generalmente con ancora più pathos che durante il periodo di veglia perché la persona è del tutto ignara e probabilmente non sta facendo nemmeno un incubo e pur tuttavia si sveglia all’improvviso con tutti i sintomi che abbiamo riportato in questo articolo.

Io suggerisco di alzarsi in piedi e di cominciare a camminare veloce o di fare qualsivoglia movimento intenso e ripetitivo come il fare delle flessioni, o degli esercizi per gli addominali. Il motivo è sempre quello di bruciare ossigeno che in quel momento è probabilmente molto alto ed è il responsabile di gran parte della sintomatologia provata. In alternativa funzionano anche le tecniche descritte per il periodo di veglia.

Comunque ricordate di fare “manutenzione della barca” e cioè di chiedere consulti da un bravo specialista che vi guiderà verso la risoluzione dei conflitti interiori che hanno generato questo stato psicopatologico.

Redazione Psikea

Appassionati di conoscenza, che pratichiamo a mani nude, dalla comoda poltrona della psicologia; amanti delle soluzioni pratiche, dei nuovi paradigmi scientifici e delle piadine, pur non essendo romagnoli di origine.

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