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Come gestire l’ansia

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“Per noi, la causa prima dell’angoscia è l’impossibilità di realizzare l’azione gratificante, e sottrarsi a una sofferenza con la fuga o la lotta è anch’esso un modo di gratificarsi, quindi di sfuggire all’angoscia”

Henri Laborit – medico, biologo e filosofo



“Quando si prende un topo e lo si chiude in una gabbia a due scompartimenti, il cui spazio cioè è diviso da un tramezzo, al centro del quale si trova una porta, il pavimento della gabbia è percorso ad intermittenza dalla corrente elettrica, prima che la corrente elettrica venga immessa nella rete del pavimento, un segnale avvisa l’animale che si trova nella gabbia, che quattro secondi dopo la corrente passerà, ma in partenza non lo sa. Se ne accorge in fretta. All’inizio è inquieto, ma quasi subito si accorge che c’è una porta aperta e si trasferisce nello spazio contiguo. La stessa cosa si ripeterà pochi secondi dopo, ma l’animale comprenderà ugualmente molto in fretta che può evitare il castigo del piccolo shock elettrico alle zampe ripassando nello spazio della gabbia nel quale era prima. Questo animale che subisce questa esperienza per una decina di minuti al giorno, durante sette giorni consecutivi, alla fine del settimo giorno sarà in condizioni perfette, in ottima salute. Il suo pelo liscio, non ha ipertensione arteriosa. Ha evitato la punizione tramite la fuga; è stato bene. Ha mantenuto il suo equilibrio biologico.

In una seconda situazione, la porta che comunica fra i due scomparti è chiusa e il topo non può fuggire. Sarà dunque sottoposto alla punizione alla quale non può sottrarsi. Questa punizione provocherà in lui un comportamento di inibizione. Egli apprende che ogni azione è inefficace e che non può né fuggire nè lottare. Si inibisce. E questa inibizione, che nell’uomo si accompagna con quella che noi chiamiamo “angoscia”, provoca altresì nel suo organismo delle perturbazioni biologiche estremamente profonde. Questo fa sì che se egli viene a contatto con un microbo, oppure ne è egli stesso portatore, mentre in una situazione normale avrebbe potuto debellarlo, in questo caso non potendo ne sarà infettato. Nel caso di una cellula cancerogena, che egli avrebbe distrutta, si avrà un’evoluzione cancerosa. Inoltre i suoi disturbi biologici sfoceranno in tutte quelle che noi definiamo le malattie della civiltà psicosomatica: ulcera allo stomaco, ipertensione arteriosa, insonnia, stanchezza, malessere.

In una terza situazione il topo non può fuggire, e subirà quindi tutte le punizioni; ma si troverà di fronte un altro topo che gli servirà da avversario, e, in questo caso, accetterà la lotta. Questa lotta è assolutamente inefficace, non gli permette di evitare la punizione, però gli consente di agire. Un sistema nervoso non serve che ad agire. Questo topo non avrà nessun disturbo patologico simile a quelli riscontrati nel caso precedente. Starà benissimo, E ciò, malgrado aver subito tutte le punizioni.” Henri Laborit in Mon Oncle d’Amerique.

Da questi studi possiamo comprendere come il maggior problema che sta alla radice delle problematiche ansiose è ciò che viene chiamato “inibizione dell’azione”. Il problema si rafforza e cresce quando il soggetto non mette in atto la fuga o la lotta. Immaginiamo quindi che nell’infanzia, ma anche nella vita sociale adulta, ci si trova a vivere spesso in situazioni di vulnerabilità, dipendenza, inferiorità, che ci obbligano a non poter attivare soluzioni di attacco o di fuga.

Da un punto di vista psichico questa situazione si manifesta attraverso sensazioni di allarme cronico, forti ansie, ipertensione muscolare, respiro corto e spezzato, tachicardia, profonda tensione muscolare e blocco del diaframma, disturbi dell’intestino e del colon e nei casi gravi svenimenti o collassi.

Da quanto fin qui espresso si capisce quali possono essere le metodologie per gestire l’ansia. Principalmente dovremmo ripristinare l’espressione vitale sbloccando l’inibizione dell’azione a partire dai movimenti, dei gesti e dalle azioni collegati a pensieri e vissuti emotivi.

Metodi per la gestione dell’ansia

Molte sono le metodologie che possono aiutare l’ansioso a gestire la propria ansia.
Frequentare laboratori di psicomotricità può aiutare a ristabilire l’alternanza del sistema simpatico e parasimpatico che sta alla base di un buon funzionamento di azione e riposo. Incoraggia lo sviluppo e l’espressione delle emozioni attraverso il gesto motorio. Allo stesso modo, sono efficaci le metodologie di Danza Terapia, Rio Abierto, Biodanza e Danza Creativa.

Di notevole aiuto al fine della gestione dell’ansia sono le tecniche di respirazione. Negli stati ansiosi la respirazione avviene principalmente nella parte alta del torace, che è la meno capiente, e di conseguenza che genera una sensazione di deficit di ossigeno. Occorre fare dunque una rieducazione alla respirazione corretta e ristabilire le funzionalità fondamentali per un soddisfacente stato psicofisico ed energetico.

Come combattere l’ansia

Paradossalmente per combattere l’ansia bisogna imparare a scappare. Quando non si può lottare contro il vento per seguire la propria rotta, il comandante della barca a vela ha il dovere di eseguire una fuga strategica davanti alla tempesta. La fuga, quando si è in alto mare, è spesso il solo modo di salvare barca ed equipaggio. Inoltre, permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.

Nella nostra società la metafora della fuga si può esprimere attraverso le Arti. Cosa c’è di più rilassante che aprire una bella scatola di colori, prendere una tela, e mettersi a dipingere. Oppure prendere la macchina fotografica o semplicemente il cellulare e andare in giro per mete sconosciute a scoprire angoli meravigliosi, soggetti interessanti, scorci incantevoli, cogliere emozioni e fissarli sulla scheda. Imparare a suonare uno strumento musicale nuovo, mai suonato in precedenza. Iscriversi ad un corso di ballo. Andare in compagnia a fare trekking in montagna.

Redazione Psikea

Appassionati di conoscenza, che pratichiamo a mani nude, dalla comoda poltrona della psicologia; amanti delle soluzioni pratiche, dei nuovi paradigmi scientifici e delle piadine, pur non essendo romagnoli di origine.

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