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Germania: quando il terapeuta più vicino è troppo lontano

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E’ ormai da qualche anno che la psicoterapia online ha iniziato a diffondersi nel mondo con sempre maggiore forza. I ricercatori studiano il fenomeno, effettuano comparazioni, ma chi meglio di un paziente può dire se funziona o meno? 

La testimonianza di Martin Schulze-Vorberg

Martin è un manager che lavora nel campo immobiliare. All’età di 43 anni inizia a soffrire di depressione, tanto da non riuscire più nemmeno ad alzarsi dal letto o a rispondere al telefono. Dopo alcune estenuanti settimane, decide di consultare uno specialista. Passa 3 mesi in ospedale dove viene curato anche grazie ad alcuni farmaci.

Le cose iniziano quindi ad andare meglio, fino a che si trasferisce su una piccola isola dei Caraibi per un progetto immobiliare a cui sta lavorando. Lì, nonostante i farmaci, inizia di nuovo a scivolare in una forma di depressione, limitato e impedito dal non poter vedere uno specialista, in quanto non presente sulla piccola isola. 

Così torna in Germania, completa un’altra terapia ospedaliera e viene anche inserito in un programma sperimentale, “MindDoc”, che conta circa 300 soggetti. Si tratta di una nuova offerta terapeutica online della Schön Klinik, un gruppo di cliniche private con 23 sedi in Germania e nel Regno Unito. MindDoc è una piattaforma terapeutica online, disponibile dal dicembre del 2017. Sul loro sito scrivono: “il più grande cambiamento che abbiamo visto da quando abbiamo aperto la nostra prima clinica è senza dubbio il cambiamento tecnologico che ha cambiato le nostre vite per sempre. Noi crediamo che la medicina non è più solo in una clinica, ma puoi trovarla direttamente sul tuo pc o smartphone.”

Con questa applicazione, i pazienti con depressione, disturbi alimentari o stress psicologico di qualunque tipologia, possono iniziare delle terapie rimanendo comodamente a casa, tramite videochat e messaggi di testo come spiega il direttore di “MindDoc”, Bernhard Backes, che aggiunge: “Martin partecipa a sessioni video con il suo terapista dal suo salotto o da qualsiasi altro posto nel mondo, grazie al suo portatile”.

Iris Hauth, presidente della Società tedesca di psichiatria e psicoterapia, psicosomatica e neurologia (DGPPN), spiega che il rischio di errori di valutazione in una video terapia è paragonabile a quello di una terapia faccia a faccia ed è importante che ci sia un modo per rispondere alle crisi e che la piattaforma garantisca la privacy dei pazienti.

Hauth continua, “l’efficacia delle terapie online è stata dimostrata più volte negli studi, soprattutto per quanto riguarda i disturbi di depressione e di ansia.”

Ovviamente il più grande vantaggio di un tale trattamento è l’accessibilità. “Se il terapeuta più vicino è troppo lontano, la terapia potrebbe risultare non fattibile per troppe persone”, dice Hauth. Soprattutto nelle zone rurali o per i pazienti come Martin Schulze-Vorberg, che trascorrono gran parte del loro tempo all’estero e hanno bisogno di flessibilità.

In Germania, MindDoc non è la prima piattaforma di terapia in rete. Già nel 2015 ad esempio, è stato lanciato “Selfapy”, un programma sviluppato dagli psicologi che permetteva ai pazienti di chattare o vedere il terapeuta tramite webcam, che conta circa una ventina di professionisti al suo interno. Farina Schurzfeld, co-fondatrice di Selfapy, sostiene che circa il 40% dei pazienti rinuncia alla funzione video, preferisce rimanere anonima, chattando o effettuando lunghe chiamate”. 

La differenza tra MindDoc e Selfapy, è che la seconda si considera come un supplemento per la psicoterapia ambulatoriale.

Il programma della Schön Klinik, invece, è considerato equivalente alla terapia faccia a faccia.

Le due applicazioni hanno in comune che aiutano le persone a uscire dalle crisi, colmando così, oltre che i limiti geografici, anche i lunghi tempi di attesa per ottenere un posto in terapia. Secondo la DGPPN, in Germania ci possono volere anche sei mesi per ottenerne uno.

Gli studi intanto sull’efficacia delle terapie online proseguono e l’Associazione tedesca degli psicoterapeuti (DPtV) sostiene che sia comunque necessario risolvere i lunghi tempi di attesa a cui sono sottoposti i cittadini tedeschi per ottenere le cure e che sia fondamentale costituire una base legale per tutte le piattaforme che operano online. Per la DPtV, in Germania, finché questo non accadrà, i programmi online dovranno essere utilizzati come supporto alla terapia ambulatoriale.

Redazione Psikea

Appassionati di conoscenza, che pratichiamo a mani nude, dalla comoda poltrona della psicologia; amanti delle soluzioni pratiche, dei nuovi paradigmi scientifici e delle piadine, pur non essendo romagnoli di origine.

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